Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Tu sei qui: Home / News in evidenza / Mirco Lazzari: “La mia amicizia con Simoncelli, ragazzo campione”

Mirco Lazzari: “La mia amicizia con Simoncelli, ragazzo campione”

Fotografo e curatore del progetto espositivo assieme a Diego Galizzi, Mirco Lazzari è protagonista con i suoi 50 scatti della mostra “Il silenzio. La corsa epica di Marco Simoncelli”, alla Rocca Sforzesca dal 1°aprile al 12 giugno

Mirco Lazzari, fotografo nato a Castel San Pietro, dal 2002 pur continuando anche con gare di F1 e WSBK e Mondiale Rally, entra in modo stabile nel mondo della MotoGP seguendo dapprima un progetto per Phillip Morris e raccontando le carriere di piloti come Andrea Dovizioso, Jorge Lorenzo e Marc Marquez. Fotografo Getty Images, autore di mostre e di circa quaranta libri fotografici di settore, Lazzari ha uno stile fotografico molto personale per il quale è riconosciuto in tutto il mondo, caratterizzato dall’equilibrio fra tecnica e ardore agonistico, emozione e velocità.

Lazzari, “Un omaggio a un ragazzo speciale che viveva di emozioni e che ne ha regalate tantissime”, ha definito la mostra. Come è nata e si è sviluppata la sua amicizia con Simoncelli?

“La mia amicizia con Marco è nata in modo semplice e casuale, per motivi professionali. Io lavoravo per un team che ingaggiò Marco come pilota. Mi piacque da subito per la sua semplicità e la sua determinazione. E per la passione, sanguigna e tipicamente romagnola, che metteva in tutto. Anche in seguito, quando crescendo cambiò team, rimase un bellissimo rapporto con lui e tutta la sua squadra, che è poi quella che lo ha seguito fino alla MotoGP”. 

Quali i ricordi (e le situazioni) che ancora oggi maggiormente le tornano alla mente?

“L’abbraccio dopo il primo podio al Gran Premio della Repubblica Ceca. Quando dalla zona d’arrivo andò verso il podio mi diressi verso di lui; mi guardò per farsi fotografare, ma in realtà volevo solo abbracciarlo, da amico, perché finalmente aveva sfatato il tabù del primo podio in MotoGP. Sorrise quando lo capì, mi si avvicinò e mi strinse forte con quell’armatura che è la tuta dei piloti di moto. Lo ricordo come fosse ora. E mi emoziona come allora”.

C’è una immagine che più di altre simboleggia la mostra e che le piacerebbe venisse ricordata o additata come esempio?

“Una foto che può raccontare Marco è sicuramente quella del manifesto. In quella foto c’è tutto lui. Il ragazzo e soprattutto il pilota che con la visiera abbassata diventava un vero guerriero. In questa immagine stava per partire per un giro veloce a Lusail, nelle qualifiche del GP del Qatar, e la determinazione glie la si legge negli occhi”. 

Gli appassionati di motori certamente hanno un ricordo vivido e forte di Simoncelli e delle sue imprese. Ma per un giovanissimo che non l’abbia mai visto gareggiare, la sua mostra cosa può “lasciare in eredità”?

“Vero, per gli appassionati è più semplice avere un ricordo di Marco perché, pur avendo avuto una carriera non lunghissima, ha lasciato tanti ricordi, ha trasmesso tanta emozione. Per i più giovani… la semplicità di un ragazzo normale abbinata al campione. Nella scelta ho cercato di fare risaltare questo: il pilota ma anche il ragazzo, sempre disponibile. Il bellissimo rapporto con la famiglia, la sua squadra di amici ancor prima che tecnici e meccanici che lo hanno seguito per tutta la carriera. E il rapporto con i fans, sempre amichevole. Il gioco delle carte romagnole con gli amici, che tanto gli piaceva e lo rilassava: insomma la semplicità di un ragazzo-campione, il fare convivere le due anime: dolce nella vita per quanto deciso e determinato in pista”.

Per approfondimenti

ultima modifica 31/03/2022 08:55